a cura di Ciro Andreotti
Wanna (id.) Italia. 2022 Regia di: Nicola Prosatore Ideatore: Alessandro Garramone Soggetto: Alessandro Garramone Sceneggiatura: Alessandro Garramone, Davide Bandiera Genere: Documentario Durata: 4 episodi da 50’ circa l’uno Cast: Wanna Marchi, Stefania Nobile, Stefano Zurlo, Jimmy Ghione, Joe Denti, Maurizio Pagliari, Peter Gomez, Roberto Da Crema Uscita: 21 settembre 2022 Produzione: FremantleMedia Distribuzione: Netflix.
“Posso vendere di tutto”.
Una mano porge alla voce femminile un astuccio in simil radica contenente una stilografica.
“Cerca di vendermi questa penna”.
La voce stridula con la quale la donna inizia la propria invettiva, che ricorda la medesima scena tratta da The Wolf of Wall Street (id.; 2013), è la medesima di quando aizzava le acquirenti all’alba degli anni ‘80. Il corpo è invece quello di una persona a cavallo delle otto decadi, un viso solcato da numerose rughe, capelli platinati e tailleur bianco. Wanna Marchi da Castel Guelfo, provincia di Bologna, non ha però perso nemmeno un milligrammo di quella verve e spacconeria di quando dal centro di Ozzano Emilia, paese di circa diecimila anime posto lungo quella lingua d’asfalto che unisce Rimini a Piacenza e poi su su fino a Milano, iniziò la propria ascesa. Un’ascesa proseguita nel mondo delle televendite e successivamente terminata con un primo fallimento e conseguente reclusione e un successivo arresto per truffa all’alba degli anni 2000, quando però il terreno di sfida non erano più i cosmetici ma la numerologia.
“Sembrava una cazzata”.
Sbotta l’imolese Alessandro Garramone, ideatore della miniserie, scritta a quattro mani assieme a Davide Bandiera e diretta dal regista esperto di fiction Nicola Prosatore, riferendosi al lavoro ultimato. Un lavoro che ha fatto parlare molto di sé, anche per la scelta, non sempre condivisa, di dare voce alla Marchi e alla figlia Stefania Nobile, complici di vita e simbiotiche in ogni loro decisione, escludendo quasi del tutto coloro che dalle due subirono raggiri ben oltre i margini dello stalking. La vita della teleimbonitrice è scomposta in quattro parti, i cui titoli estremamente descrittivi e profetici, sono parte viva di una delle migliori venditrici televisive di sempre: Scioglipancia, Diavoli, Mago e Cattive. Per un totale di 190 minuti circa.
Una vita analizzata sin dagli albori di un personaggio nato da famiglia contadina e cresciuto ai margini del capoluogo emiliano. Inizialmente truccatrice delle salme della camera mortuaria e successivamente estetista e creatrice di un impero, e di un personaggio, da qualche miliardo di fatturato. Un personaggio controverso descritto come perennemente sopra le righe anche da chi l’affiancava nelle prime reti commerciali dedite alle vendite di ogni sorta di bene e servizio, che si trattasse di quadri, tappeti o elettrodomestici, poco importa.
Fra testimonianze di madre e figlia, di ex collaboratrici e, come detto, solo di alcune vittime, la fiction restituisce una figura offuscata da ampie ombre. Analizzata per quello che era ed è, ovvero un fenomeno trash di una delle decadi più dorate e pop della nostra storia contemporanea, che ha consentito alla serie di essere candidata ai Nastri d’argento 2023 come miglior docuserie.
Un fenomeno rivisto con gli occhi di chi osservandosi scuote la testa al pensiero di aver indossato le giacche con le spalline. Non cercando assolutamente mai di riabilitare la figura di due donne il cui mantra sbandierato nel corso della docufiction era:
“Laddove c’è un coglione è giusto che ci sia qualcuno che lo inculi”.
Ipse Dixit.
Voto 8



